Grazie al web e alle nuove piattaforme che permettono l’incontro e la collaborazione di molte persone, stiamo assistendo ad un vero cambiamento della nostra economia. Ci sono nuove forme e nuove possibilità di finanziamenti (che escludono rapporti lunghi o poco chiari), che partono direttamente dalla “folla” – crowd – e consentono ad imprenditori, imprese e creativi di ogni genere di poter diffondere un’idea, dialogare (e quindi ottenere anche input sul prodotto) e raccogliere fondi per poter realizzare il proprio servizio o prodotto.

Ci troviamo in una nuova economia (collaborativa), con nuove possibilità. Dobbiamo conoscerle ed imparare ad utilizzarle a nostro vantaggio. Per capire a fondo questa nuova forma di finanziamento dal basso, ho intervistato il Professore Francesco Schiavone, dell’Università degli studi di Napoli Parthenope, docente di “Accordi e reti” e esperto di “Crowdfunding”.

Salve prof, grazie per aver rilasciato questa intervista. Iniziamo subito con la prima domanda:

1) Cos’è il Crowdfunding? Come funziona in Italia?

Il CF è uno strumento di raccolta fondi tramite il web a disposizione di privati, enti pubblici e imprese che richiedono un finanziamento alla “folla” presente sul web per un loro progetto. In Italia funziona come in tutto il resto del mondo tranne che per il cosiddetto equity-crowdfunding per cui nel nostro paese vige il regolamento CONSOB.

2) In che modo può aiutare le persone che hanno un’idea di business ma non i fondi per poterla realizzare?

Ciascuno dei soggetti succitati potrà preparare un progetto, con del materiale audiovisivo, e pubblicare una call per attrarre fondi per la realizzazione del medesimo. La pubblicazione di questi progetti avviene tramite piattaforme dedicate perlopiù. La più conosciuta al mondo è Kickstarter.

Crowdfunding kickstarter

3) Ho letto che uno dei precursori di questa forma di finanziamento è stato Barack Obama durante la campagna elettorale per la presidenza, ma a quando risale in realtà? E si può attuare in tutti i campi di interesse?

Ovviamente essa esiste concettualmente anche da prima di Internet. Pensa per esempio alla statua della libertà a NY. Questa fu finanziata tramite una forma di crowdfunding ante-litteram. Lo strumento è senza dubbio utilizzabile per tutti i campi di interesse, purché legali ovviamente.

4) Esistono diversi modelli di crowdfunding (donation based, reward based, social lending o peer to peer lending, royalty based, equity based) e piattaforme che adottano l’uno piuttosto che l’altro. Potrebbe chiarirci le principali differenze?

In estrema sintesi, distinguiamo tra l’equity-based, in cui il “progettista” è un’impresa che promette ai finanziatori quote societarie, e gli altri modelli da te citati che invece prevedono ricompense di varia natura (che possono andare da un semplice attestato di stima online fino ad una partecipazione nei ricavi derivanti dalla commercializzazione del prodotto/servizio finanziato tramite CF) ma non l’ingresso dei finanziatori nella società.

5) Immagino che in base al settore di riferimento della mia idea, ci siano piattaforme più o meno adatte. Come posso scegliere la piattaforma ideale per essere più sicura di raggiungere l’obiettivo?

Giusta osservazione la tua. Un progetto, a seconda del tipo di ricompense che prevedi o del tema di cui si occupa, può essere meglio collocabile su alcune piattaforme piuttosto che su altre. In generale, consiglierei di guardare, quando si deve selezionare una piattaforma di CF, al suo traffico di utenti e alla percentuale di progetti finanziati.

Passiamo adesso ad una domanda più tecnica:

6) Come si scrive un progetto di crowfunding?

Eh, domanda da un milione di dollari cui di certo non è facile rispondere in un’intervista. A mio avviso però, tre passi sono fondamentali:

  • la storia personale del progettista e la sua motivazione nel portare a termine il progetto
  • la chiarezza degli obiettivi e di come si impiegheranno i fondi raccolti
  • la comunicazione audio-visiva

7) Sicuramente il video che si allega alla campagna è molto importante, ma su che basi devo costruire lo storyelling? Cosa devo raccontare nel mio video affinchè le persone siano più incentivate a donare?

Secondo me dipende molto proprio dal tipo di persona che ritieni possa finanziarti. A seconda del suo profilo, potrai optare per una comunicazione più tecnica e razionale oppure per un video che susciti emozioni profonde nel tuo target. Ovviamente, anche l’oggetto del progetto incide su questo punto in misura critica.

8) Come si definisce l’obiettivo economico del progetto?

Non esiste un metodo univoco. Alcuni progetti richiederanno solo la copertura delle spese di realizzazione mentre per altri i progettisti cercheranno di ottenere un profitto. Di certo i costi di realizzazione, sviluppo e coordinamento del progetto dovranno essere coperti. Variabile critica da considerare è poi data dai costi per la realizzazione delle “ricompense” da elargire ai finanziatori.

9) Per quanto riguarda le lingue, il progetto è consigliabile scriverlo sia in italiano che in inglese?

Dipende da chi è il potenziale finanziatore e dalla piattaforma di CF cui si vuole ricorrere. Io però consiglio un progetto in entrambe le lingue.

Qui viene il bello 🙂

10) Una volta creato il progetto e pubblicato sulla piattaforma, quali sono le attività che posso fare online ed offline per “promuoverlo”? Insomma dove e come trovo i miei “supporters”? 

Sicuramente tanto social media marketing. Per i progetti e i team più ambiziosi anche attività offline (es. eventi o guerrilla marketing).

11) Cosa succede se non raggiungo il “goal” economico che mi sono prefissata?

A seconda del modello di CF utilizzato dalla piattaforma, o non riceverai nessun finanziamento (in tal caso, ovviamente, i soldi torneranno a chi li ha donati) oppure sarai costretta comunque a portare a compimento il tuo progetto, seppur con risorse limitate.

Professor Schiavone, la ringrazio ancora per questa utilissima chiacchierata.

E tu? Hai già avuto esperienze con il crowdfunding? Se ti va raccontaci come è andata 🙂