new york food wine festival

Che la cucina italiana riscuota ampi successi in patria lo sapevamo già: sono già dieci anni che attorno ai fornelli si gioca tanta parte dei palinsesti delle nostre televisioni nazionali oltre che, dal 2008, dei canali tematici del digitale terrestre. Fioriscono food blog, riviste specializzate ed eventi più o meno blasonati che richiamano la popolazione di appassionati e che si arricchiscono ogni anno di un nuovo trend.

Questa passione completamente italian style ha contagiato anche gli Stati Uniti che sono diventati ancora una volta un vero trampolino di lancio per talenti nostrani e per cantine e produttori che fanno del mood italiano una missione.

La mise più invidiata è il grembiule: i cuochi diventano star

Questa adorabile signora è Lidia Bastianich e per molti di voi non ha certo bisogno di presentazioni. Friulana naturalizzata statunitense, ha conquistato il pubblico americano diventando uno dei volti più noti della televisione Usa, possiede sette ristoranti (compreso uno a Manhattan, proprio all’interno dello store Eataly), ha scritto un mucchio libri di cucina, ha creato una sua linea di prodotti (pasta e passate di pomodoro) e presenzia celebri format televisivi internazionali come MasterChef insieme a suo figlio Joe Bastianich, altro volto noto della tv e della pubblicità.

Lidia Bastianich

[arrow]Il Food&Wine Festival è ovviamente sui social. Per seguirlo c’è un hashtag dedicato #identitàeataly[/arrow]

Un autentico impero fondato sul fornello. Insieme a Lidia, altri chef italiani hanno un posto di assoluto privilegio negli Usa: Rosanna Marziale, Davide Scabin, Mario Batali storico socio di Joe Bastianich con il quale gestisce negli States e nel mondo qualcosa come quattordici ristoranti e altrettanti B&B. Tutti parteciperanno attivamente al Food&Wine Festival di New York insieme ai colleghi italiani che saranno solo in trasferta momentanea, come l’immancabile Carlo Cracco.

Ognuno di questi personaggi ha legato molta parte della sua fama ad un brand specifico oppure ad un’immagine molto precisa. Riflettiamo.

Sì, la cena è tutta un brand!

Niente accade al Food&Wine Festival di Manhattan senza i partner di Eataly, promotore ed organizzatore di tutto l’evento. Quando c’è di mezzo una creazione di Oscar Farinetti – d’altro canto – non c’è dubbio che si tratti di qualcosa dall’alto valore di business: pochi come lui hanno fiuto per il marketing. 

Identità golose 2014 su twitter

Lo diciamo in senso assolutamente positivo, considerando che l’avventura di Eataly ha rappresentato per l’Italia anche l’avvio di politiche di valorizzazione dell’export agroalimentare che hanno fruttato nel tempo grossi capitali e ritorni a chi ha avuto la buona idea e l’opportunità di investire.

[notice]Eataly conta oggi oltre tremila dipendenti, 25 milioni di clienti e 300 milioni di fatturato annui. Nel 2007 il primo store a Torino. In sette anni sono stati aperti 16 punti vendita[/notice]

Tutto questo per dire che al Food&Wine Festival ogni cosa è brandizzata: main sponsor della manifestazione è Grana Padano e per questo una spolverata di scaglie sarà ovunque, dall’antipasto al dolce (sic!), creato appositamente dal giovane chef Denny Imbroisi, selezionato a Milano come testimonial del progetto Taglio Sartoriale Internazionale che poco ha a che vedere con aghi e fili, ma si basa sulla possibilità offerta agli chef del mondo di scegliere tra un numero incredibile di stagionature per un vero formaggio su misura.

Naturalmente non mancherà il vero espresso italiano marchiato Lavazza che sarà servito ogni fine pasto, in tutte le degustazioni, le lezioni ed i cooking shows previsti dalla manifestazione, in tutte le sue innumerevoli varianti realizzate ispirandosi ai gusti tipici delle regioni italiane.

Cosa sono, in sintesi, queste proposte? Enormi e fantastici progetti di comunicazione, che vestono ogni volta di una soluzione nuova, la medesima sostanza.

Un’occasione solo per i grandi ma un’ispirazione per i piccoli

Certo, entrare nel gotha dei grandi progetti non è cosa facile e al Food&Wine Festival di New York. Stiamo certamente parlando dei migliori brand nel food business: nomi conosciuti nel mondo intero e che macinano capitali notevolissimi.

Siamo realisti: è difficile immaginare che una piccola azienda possa accedere a questo genere di palcoscenici dall’oggi al domani, tuttavia da qualche parte si incomincia sempre. Il segreto sta nel formulare per bene i propri obiettivi, trovare la propria mission (ovvero la strada per arrivare all’obiettivo) e perseguirla strenuamente, negli anni.

identita golose new york

Senza peccare di presunzione e senza la pretesa di essere esaustivi, ma per favorire un approccio sintetico ed in un certo modo ludico con i miei clienti, al di là delle questioni tecniche, ho messo insieme un po’ di suggerimenti sulle caratteristiche importanti sulle quali è necessario puntare una volta avviato un business oppure in fase di StartUp, soprattutto nel mondo del food&wine.

4 consigli per partire alla grande col tuo progetto di food&wine

# 1 Unicità e identità affascinanti per sé e per gli altri: è quantomai necessario, se si inizia oppure si avvia un cambiamento di un’azienda nell’ambito food&beverage, essere in grado di raccontare in poche parole la mission e la vision aziendali. Quando saprai soddisfare e catturare l’interlocutore rispondendo alla domanda “Di cosa si occupa la tua azienda?” e quello che dirai non ti avrà stufato neanche alla centesima volta che lo racconterai, significa che sei sulla buona strada.

le regole per un business che funziona

# 2 Risposte al mercato: non è un refuso. Un’azienda che vuole avere successo, specie se all’inizio e specie se piccola, deve rispondere ad una esigenza del mercato precisa. Qual è l’esigenza alla quale risponde la tua? Per pensare alla risposta non dovresti impiegare più di cinque minuti. Se così è, ci siamo!

# 3 Legge della conservazione della massa: nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Cosa significa? Che devi avere qualcosa su cui lavorare e… trasformare. Non ci si inventa viticoltori senza campagna, non ci si improvvisa chef senza una cucina. Quello che va trasformato sono dunque le competenze, le conoscenze ed ogni altra cosa si abbia a disposizione. Arriverà il momento di far lavorare altre competenze, ma all’inizio conviene puntare fortemente su quel che si ha a disposizione: se stessi.

# 4 Fatti belloNon si può rimandare ad un secondo momento la cura dell’immagine aziendale e nell’era di internet un buon business può emergere senza investimenti madornali. Intendiamoci: un’etichetta che produce buon vino, può anche trovarsi nel paesino più sperduto e non avere una bella cantina ma è importante che la sua immagine sia forte e comunicata con la giusta intensità. Dove? Sul web naturalmente. 😉

Le cose che non si possono dunque rimandare sono lo studio di: un logo, un claim e un copywriting efficace, un buon sito internet con un blog, delle pagine social curate (non esiste solo Facebook!) ed un piano di marketing e comunicazione che sappia intervenire e gestire tutti questi strumenti nel modo migliore. Quello sulla comunicazione è un grosso lavoro, porta via tanto tempo e necessita di una grande coerenza. Fatti aiutare!

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# 5 Atteggiamento: devi essere felice di fare quello che fai, altrimenti puoi sicuramente scegliere di fare altro. Se sarai sereno trasmetterai serenità anche ai tuoi clienti (che pagano anche per questo, pensaci!), ai tuoi collaboratori, a chi ti circonda. Se i tuoi clienti si troveranno bene con te, torneranno a cercarti.

Come si fa ad essere sereni sul lavoro? Non raccontare balle su quel che puoi fare e che sai fare, cerca di essere corretto con clienti, collaboratori e partner, sii generoso ed allarga il tuo network senza timori.

Buon lavoro!

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