digital marketing olio evo

È tra i prodotti più importanti del Made-in-Italy ed ovunque, nel mondo, l’Olio Extravergine d’Oliva del nostro Paese è conosciuto e molto apprezzato. A differenza del vino non ci sono competitor che possano garantire, come il nostro prodotto, qualità e tipicità allo stesso tempo.

Sul nostro territorio nazionale crescono e germogliano oltre 500 qualità di olivo (tecnicamente chiamate cultivar) che generano oli dalle caratteristiche organolettiche diversissime e dal sapore decisamente distinto, tanto che anche ai palati meno educati risultano differenti.

Come riconoscere un olio buono?

È una domanda da un milione di dollari, ma la risposta esiste.

Come per il vino, anche l’olio ha le sue degustazioni e provetti degustatori, così per raccontarti meglio della qualità e delle prove che discriminano un olio “buono” da uno “meno buono”, ho fatto qualche domanda a Francesca Ardizzola, tecnico esperto in Olii Vergini ed Extravergini d’Oliva e Oil Tasting Guide:

L: Come si riconosce un Olio Extravergine da uno che non lo è?

F: Secondo la normativa europea l’olio è considerato EVO, acronimo per Extravergine d’Oliva, quando il suo contenuto in acidità è inferiore allo 0,80 ppm. Un valore molto alto che permette l’inserimento nella categoria EVO anche di olii che non sono… diciamo… eccezionali. I prodotti migliori sono quelli con un’acidità inferiore allo 0.2 ppm ma purtroppo nessuna etichetta riporta questi dati.

L: Noi consumatori, allora, come facciamo?

F: Si dovrebbe fare un’analisi chimica dell’olio, ma capisco che non è una cosa che possono fare tutti. Quello che si può fare, invece, è imparare ad usare i nostri sensi per scoprire se un prodotto è buono oppure no, esattamente come fanno gli assaggiatori di olio.

4 step per assaggiare un olio

degustazione olio bicchiere

F: Per assaggiare l’olio è fondamentale utilizzare olfatto, gusto e tatto. Non la vista, anche se la cosa può essere sorprendente, perché il colore di un olio è affatto sintomatico della sua qualità. Sul colore, peraltro, si sono basate alcune delle storiche truffe sull’olio: basta infatti aggiungere clorofilla ad un qualsiasi olio di semi per ottenere il tipico colore verdognolo dei migliori oli EVO.

Fase #1. Bicchiere blu cobalto e un po’ di calore

La prima fase dell’assaggio di un olio passa (proprio a conferma di quanto detto da Francesca a proposito della vista) dal classico bicchiere blu cobalto. Il colore del bicchiere da assaggio è studiato apposta per impedire di distinguere il colore dell’olio.

L’olio viene scaldato nelle mani, oppure in appositi strumenti simili a yogurtiere. Questo passaggio serve perché il prodotto rilasci le sostanze volatili, gli aromi.

Fase #2. Il naso

L’olio, proprio come fosse un vino, si annusa per apprezzarne pregi ed, eventualmente, difetti. Gli aromi frequenti sono il fruttato, il fresco e il maturo, mentre i difetti peggiori, che dovrebbero escludere un olio dalla classificazione EVO, sono l’odore di rancido, di muffa o l’odore metallico, oltre i più tecnici “riscaldo” e “avvinato”.

Per apprezzare questi aromi, spiega Francesca, occorre un po’ di allenamento e di sensibilità e la cosa potrebbe salvarci anche da prodotti dalla qualità quantomeno discutibile, venduti a peso d’oro sugli scaffali dei supermercati.

Fase #3. Degustazione con strippaggio

Vabbè, la parola ha fatto sorridere anche me, ma lo strippaggio è una fase fondamentale dell’assaggio. Consiste sostanzialmente nel posizionare qualche goccia di olio tra il labbro inferiore ed i denti ed aspirare forte, tanto da nebulizzare il prodotto nel cavo orale.

Questa tecnica serve per sentire il sapore dell’olio e definire se è dolce, amaro o cosiddetto piccante. “Gli olii piccanti – dice Francesca – sono quelli che contengono più polifenoli”.

Fase #4. Liscio come l’olio? La prova del tatto.

Si tratta di un tatto da apprezzare non con le mani, ma con la bocca e la prova fa riferimento a quel che viene percepito nella fase successiva allo strippaggio. In questo passaggio si valuta la fluidità del prodotto e l’assenza di residui viscosi che rendono poco gradevole la sensazione. Naturalmente, più è piacevole la sensazione che il prodotto lascia in bocca dopo lo strippaggio, più l’olio è fluido e dunque “buono”.

L’olio italiano all’estero fra premi e marketing

sol agrifood olio italiano

Tra pochissimi giorni (il 22 marzo) si aprirà a Verona il Sol Agrifood, uno degli eventi più attesi da buyer e seller di agroalimentari e olio a livello internazionale che ogni anno richiama oltre 60 mila visitatori.

Appena prima della manifestazione si tiene ogni anno il premio Sol d’Oro, un prestigioso riconoscimento assegnato ai migliori Oli Extravergine d’Oliva del mondo divisi per categorie a seconda del “gusto”.

Qualche ora fa sono state assegnate le medaglie ad aziende italiane che – guarda caso – vanno molto forte anche nell’export e una delle regioni più premiate è stata L’Abruzzo.

Lo dico con una punta d’orgoglio, visto che è la mia terra: la regione verde d’Europa ha portato a casa ben 4 medaglie e 4 menzioni speciali nelle 5 categorie di concorso: successo è stato per La Quagliera di Spoltore (PE), l’Azienda Agricola Masciantonio di Casoli (CH), Tenuta Zuppini di Torricella Sicura (TE), il Frantoio della Valle di Prezza (AQ), l’Azienda Agricola la Selvotta di Vasto (CH), il Frantoio Montecchia di Morro D’Oro (TE), il Frantoio Hermes di Penne (PE)

[Scoop] Trappeto di Caprafico, azienda dell’anno secondo il Gambero Rosso. Intervista a Masciantonio

caprafico azienda dell'anno 2015

Come si comportano queste aziende nel marketing di prodotto e nell’export?

Lo chiediamo a Tommaso Masciantonio che dirige l’azienda agricola Masciantonio nota come “Il Trappeto di Caprafico“, non a caso (piccolo scoop in anteprima) azienda olearia dell’anno secondo la prestigiosa Guida Oli del Gambero Rosso che sarà insignita del premio il prossimo 22 marzo: “Noi abbiamo lavorato sulla differenziazione del prodotto; abbiamo scelto un prodotto di altissima qualità e particolare (come il monocultivar di intosso che produciamo solo noi) ed in Italia non sono molte le aziende olearie che lavorano su questo segmento di mercato”.

“Abbiamo puntato dunque sul prodotto ma abbiamo lavorato tanto anche sul packaging, per dare una veste adeguata ad un prodotto di alta qualità”

L: Come lavorate sul versante export?

T: “Il nostro volume di export è del 65% circa, molto alto, dunque. I nostri clienti principali sono il Giappone e gli Stati Uniti, insieme a buona parte dell’Europa (tranne Spagna e Portogallo dove è difficile entrare in concorrenza con i prodotti locali). Stiamo avendo un buon riscontro anche in Brasile, un paese nuovo al mercato dei prodotti oleari di qualità. Abbiamo intercettato i nostri buyer esteri nelle fiere, nella maggior parte dei casi, Vinitaly, Cibus, il Salone del Gusto di Torino ed altre che costituiscono ancora un buon punto di incontro tra domanda ed offerta”.

L: E il digitale?

T: “Il sito è per noi una vetrina molto importante e riceviamo dal web e dalla nostra pagina Facebook molti contatti. Cerchiamo di aggiornare il nostro sito ogni qualvolta possiamo con i premi e con gli eventi che organizziamo, proponiamo dei restyling periodici, almeno una volta all’anno, ma non abbiamo, a tutt’oggi, una risorsa dedicata al web. So che si può fare tanto”.

Olio Extra e anche digital? Gli strumenti per aprire ai mercati

Lo ripeto da tempo ad amici produttori, non solo di olio e vino, e non mi stancherò mai di farlo: la presenza dei nostri prodotti made-in-Italy sul web con un efficiente marketing digitale non può e non deve essere relegata ai grandi marchi, anche perché una delle più peculiari caratteristiche del nostro Paese è che le vere eccellenze si trovano nel piccolo.

Decidere di fare un investimento sul digital marketing, sulla SEO e sulla costruzione di un buon sito web oppure sfruttando e migliorando quello che già esiste (investimento che sarà piccolo rispetto a quello per una qualsiasi campagna di adv tradizionale), è una mossa che può garantire un’enorme soddisfazione in termini di Ritorno degli Investimenti.

#1. Credere nelle potenzialità del web. 

La prima azione da compiere è certamente quella di dedicare tempo e risorse all’aggiornamento del sito web e alla vita social dell’azienda, scegliendo i network più adatti: non dimenticare che i Social Network sono le piazze più grandi e frequentate del mondo e non puoi non esserci in modo efficace.

Per fare questo occorre scegliere di seguire questa strada e di farlo con l’aiuto di professionisti che possano adottare le strategie migliori per entrare in contatto con prospect e buyers.

#2. Fare marketing sul web NON è solo e-commerce.

Molti pensano che per fare marketing sul web occorra pensare necessariamente ad un ecommerce, ma non è così. Ci sono molte aziende (la maggior parte) che lavorano ed offrono servizi, fanno azioni di comunicazione e branding  che portano contatti e prospect senza ecommerce.

L’ecommerce è un’opzione da mettere in campo solo in certi casi. Prima dell’ecommerce c’è da fare un necessario lavoro di inbound marketing. 

[arrow]Se quel che ho detto non ti è chiaro o se vuoi semplicemente capire meglio cosa si può fare sul web per la tua azienda, ti consiglio di dare un’occhiata a questo ricco articolo[/arrow]

#3. Non serve un capitale!

 Gli strumenti del web non sono solo per grandi aziende e grandi portafogli, il lavoro che si può fare a partire dal tuo sito web, sfruttando i social network grazie ai contenuti è molto grande e può (anzi deve) essere realizzato su misura per la tua azienda e per le tue tasche. Non sarà necessario attivare delle dispendiose campagne a pagamento se troverai un bravo consulente SEO ed una new media agency come la nostra che potrà seguire il tuo lavoro.

Sei ancora scettico sulle possibilità offerte dal web?