• Vale la pena essere primi su Google e sugli altri search engine?
  • Cosa significa in termini di opportunità to be first on Google?
  • Pole position su Google o sui motori?
  • Come essere primi su Google: SEO e SEM?
  • Chi può aspirare al ranking migliore con il posizionamento organico?
  • Cosa sono le SERP? E le query?
  • Come fare per aggredire la long tail?
  • I segreti per aspirare alle prime posizioni su Google.
  • Basta primeggiare sulle SERP per fare business?

Seguimi in questo breve viaggio e scoprirai:

  1. cosa chiedere ai SEO, sia che tu sia un imprenditore o professionista, per far decollare il tuo business sui search engine;
  2. quale approccio è corretto e ti può portare vantaggi misurabili;
  3. come smascherare i venditori di SEO porta a porta;
  4. una guida veloce sulla SEO tecnica per avere un’idea di quello che devi fare per migliorare il tuo posizionamento o ranking.

Perciò allaccia le cinture e buona lettura.

Perché essere primi su Google e gli altri search engine?

Nel 2018 ha ancora senso investire sul posizionamento organico per comparire nelle prime posizioni sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca?

Nell’era dei social e delle piattaforme di instant messaging, nell’era del web 3.0, non sarebbe meglio investire tutto sui social network? O meglio, vale la pena investire tempo e denaro in un’attività che sui blog di marketing viene, un giorno sì e l’altro pure, data per morta e che sembra un retaggio del web del passato?

Dipende…

Se hai un brand affermato e conosciuto in Italia e nel mondo (a tuo rischio e pericolo) puoi anche scegliere di trascurare i motori di ricerca: i cultori ed estimatori del tuo prodotto o servizio ti troveranno comunque.

Se invece:

  • hai un business locale;
  • hai un’azienda senza immagine vincente o affermata, e vuoi cercare di farti conoscere in patria e all’estero;
  • sei un professionista o un freelance, se vuoi avviare la tua carriera di content writer, ricorda: essere primi su Google e gli altri motori di ricerca è un’impresa ardua, ma se riesci a raggiungere la meta senza trucchi e scorciatoie, i frutti del posizionamento organico durano per sempre (o quasi).

A sostegno di tale affermazione ti porto la mia esperienza personale: non provenendo dal mondo “nerd” di informatici e programmatori, mi sono avvicinato ai motori di ricerca per un’esigenza pratica, quella di traghettare a basso costo visitatori sul mio portale per “rivendere” tale visibilità.

Anche se nel frattempo (quattordici anni) il mio sito è diventato un brand nella sua nicchia, ancora oggi le pagine dei risultati di Google sono le mie “migliori amiche” e continuano a regalarmi visite ed opportunità.

Non credi a me?

Ogni giorno ci sono 3 miliardi di interrogazioni su Google.

Secondo Moz oltre il 70 % dei click vengono attratti dai siti posizionati sulla prima pagina: mentre la seconda e la terza pagina di Google raccolgono le briciole.

Fra i SEO si è diffuso un modo di dire significativo: “se vuoi nascondere un cadavere mettilo nella seconda pagina di Google” (ndr tanto nessuno lo vedrà)

Non solo la maggioranza dei click quasi il 70 % dei click vengono calamitati dai top five e i risultati dalla sesta alla decima posizione raccolgono solo il 3.73%.

FORSE ORA SEI CONVINTO CHE ONLINE BUSINESS = VISIBILITÀ NELLE PRIMISSIME POSIZIONI DEI SEARCH ENGINE = SEO+SEM

Pole position su Google o sui motori?

Prima di continuare rispondo a un quesito che ogni bravo consulente, imprenditore, professionista o marketer deve affrontare:

“su quale search engine devo concentrare i miei sforzi?”.

Premesso che il verbo “to Google” in inglese è diventato sinonimo di ricerca (e già questo sarebbe sufficiente a fornire un notevole indizio) in Italia, in Europa e in tanta parte del mondo non c’è storia: Google è monopolista (in Italia e in Europa con oltre il 90% del mercato, in America col 60% e con il 77% considerando l’intero mercato mondiale della search.

Se il tuo obiettivo è conquistare la Cina, la Russia, le Repubblica Ceca, ti consiglio di tenere in considerazione rispettivamente Baidu, Yandex e Seznam che sono fondamentali per avere successo in tali aree geografiche.

Cosa significa essere primi su Google: SEO e SEM?

Poiché molte agenzie e consulenti SEO ti vendono la prima posizione su Google con estrema disinvoltura e naturalezza, è necessario chiarire alcuni concetti per non farti fare scelte sbagliate.

Ci sono 2 strade per attrarre utenti dai search engine:

  • puoi comparire in alto nelle SERP di Google senza pagare ma guadagnandoti la tua visibilità grazie alle tecniche di search engine optimization;
  • puoi comprare la visibilità su BIG G partecipando all’asta di AdWords (attività chiamata SEA, ovvero search engine advertising o SEM più utilizzato ma improprio)

Compito della SEO è:

a) incrementare il cosiddetto traffico organico sul tuo sito attraendo le visite naturali (= non pagate) dai motori di ricerca, cioè aumentare il numero di coloro che entrano nel tuo negozio o nel tuo ufficio perché hanno visto su Google che ci sei ed hai quello che stanno cercando;

b) migliorare l’esperienza del tuo utente online , affinché egli torni più volte sul tuo sito, per consentirti di trasformarlo da semplice visitatore a cliente abituale, per poterti garantire profitti ricorrenti.
L’asset principale della tua attività sia essa online che offline, è il flusso di clienti/visitatori che abitualmente entrano ed acquistano nel tuo shop o nel tuo ufficio.

Da tali promesse capirai il valore fondamentale del posizionamento naturale sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca: è come avere un magnete 24 ore al giorno in grado di attrarre naturalmente e GRATUITAMENTE visitatori interessati a quello che vuoi offrire.

I frutti dell’attività SEO richiedono tempo e pazienza, inoltre non sempre è possibile posizionarsi , ma laddove possibile devi ricordare che LA VISIBILITÀ ORGANICA E’ PER SEMPRE (o quasi) e lavora per te anche quando dormi o sei in ferie o stai pensando ad altro.

Compito della SEM è garantire il massimo ritorno da ogni centesimo speso per partecipare all’asta di AdWords della visibilità.

La SEM porta benefici immediati: appena pago divento visibile. Naturalmente la bravura e la competenza del tuo gestore di campagne AdWords è fondamentale per garantirti il miglior ritorno sull’investimento: anche in questo caso la scelta di un gestore Google Partner che abbia maturato significative esperienze ed abbia gestito budget rilevanti ti aiuterà a raccogliere frutti migliori, più velocemente e con il miglior rapporto qualità prezzo.

Quindi se ho bisogno di visibilità immediata, se devo lanciare una campagna stagionale, se comunque quello che investo mi porta utili che giustificano l’attività a pagamento devo ASSOLUTAMENTE investire in tale attività. Indispensabili poi sono le campagne SEM per la lead generation.

L’optimum è investire sia sulla visibilità organica che su quella a pagamento!

Chi può aspirare al ranking migliore con Le SERP e le query

“Voglio apparire primo su Google per la parola chiave…
Quanto mi costa?”

Questa domanda è quella che chiunque si occupi di SEO si è sentito rivolgere.

Se nel 2018 ormai tutti si sono resi conto che la visibilità sui search engine è un asset indispensabile non tutti si sono resi conto che non è più tempo di credere alle favole.

Se vuoi essere primo pagando la visibilità col pay per click, riuscirai (investendo le somme richieste e facendo le ottimizzazioni necessarie) se lo vuoi fare col posizionamento naturale le cose cambiano e devi sapere che:

entrano molti fattori in gioco; i posti sulle SERP ovvero le pagine dei motori di ricerca sono limitati (venghino Signori venghino).

Anzitutto devi conoscere bene quali sfide dovrai superare per fare del tuo sito una calamita di traffico organico (e di euro).

I draghi cattivi che cercheranno di impedirti di raggiungere la meta sono 3:

  • Google;
  • la tua concorrenza;
  • i “SEO” (e la pubblicità sulla SEO).

Google

Google, il gigante di Mountain View, il “motore di ricerca” per eccellenza, è un avversario difficile da sconfiggere anche perché imprevedibile.

Quando si parla di Big G semplicemente si pensa che esso sia un algoritmo: la realtà è che ogni SERP che Google restituisce dopo che lo interroghiamo (quando cioè immettiamo nel box di ricerca quella che in gergo tecnico si definisce una QUERY, o domanda) è il risultato dell’interazione di una serie di algoritmi che si combinano in maniera imprevedibile e che subiscono oltre 500 aggiornamenti ogni anno (che bello, oltre uno al giorno, compresi i Sabato e le Domeniche!): solo alcuni di questi aggiornamenti vengono alla ribalta del mondo SEO (sicuramente avrai sentito parlare di Rank Brain, Hummingbird, Penguin, Panda e tutti gli altri pericolosi animali che i tecnici californiani sguinzagliano quando qualcuno cerca di barare), gli altri rimangono nascosti e ignoti e nessuno riesce a conoscerne con precisione l’efficacia e la portata.

Dal quadro che emerge avrai capito che entrare nella testa di Google non è facile e che le rotelle dei suoi ingranaggi cambiano nel tempo, quindi:

quello che serviva in passato per conquistare le vette può non funzionare più e chi ha a cuore le sorti del business deve cercare di ottenere risultati duraturi che, resistano alle intemperie del tempo (facile a dirsi eh!).

Eppure se lavori bene e con la giusta strategia, applicando le regole della SEO tecnica, laddove possibile, potrai conquistare la tua agognata visibilità.

La tua concorrenza

Una volta capito che devi misurarti con Google e i suoi imprevedibili mutamenti d’umore, anche sui search engine, come in qualsiasi altro mercato, devi fare i conti con i tuoi competitor.

Capire il concetto di concorrenza sulle SERP è un aspetto fondamentale per poter studiare una strategia SEO efficace.

Quando parlo di competitor, mi riferisco a coloro che si trovano a concorrere per la visibilità sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca, che, non sempre, coincidono con coloro che ti trovi quotidianamente ad affrontare nel mondo reale.

Online, anche in settori altamente competitivi e ricchi (il settore bancario e assicurativo per esempio), sono presenti praterie digitali in SERP da conquistare con poco sforzo, mentre ci sono dei settori meno ricchi e apparentemente più semplici, in cui, a meno di investimenti fantasmagorici, non c’è spazio per recuperare il tempo perduto.

Inoltre devi guardarti da realtà con cui non eri abituato a competere: concorrenti dai quattro angoli del mondo di cui non dovevi preoccuparti nel mondo della old economy, ora possono essere interessati all’erba del tuo giardino e possono insidiarti ovunque essi si trovino.

Conoscere il numero, il valore e la forza degli avversari, rimane un presupposto fondamentale per lo studio e la pianificazione di una corretta strategia, per l’opportuna allocazione delle risorse disponibili e per lo studio delle metriche (in gergo tecnico definite KPI) da tenere sotto controllo.

E infine i SEO (e la pubblicità sulla SEO…)

La categoria più pericolosa, il mostro più difficile da sconfiggere è quella dei SEO che tentano di vendere le prime posizioni sui motori di ricerca tanto al chilo e in grado di convincere gli ignari clienti che bastino un paio di formule magiche, una tonnellata di link, e voilà: la prima posizione in SERP sarà loro garantita.

Addirittura ci sono importanti supermercati SEO che, con un giorno e mezzo di training, svelano i segreti di Google ai propri venditori che, armati di valigetta e tanta faccia tosta, fanno terra bruciata del mercato, fatto di tanti imprenditori e professionisti che cadono nelle trappole sapientemente confezionate da chi ha capito che quello dei motori di ricerca è un business profittevole.

Non voglio parlare male degli altri, anzi ci sono tanti validissimi SEO in Italia, conosciuti e meno conosciuti, che fanno egregiamente il proprio dovere.

Sappi questo per certo: non sempre è possibile raggiungere la prima posizione per una parola chiave che ti interessa.

Non sempre, anzi quasi mai, è possibile raggiungere il posizionamento desiderato senza un serio studio del tuo sito, dei tuoi concorrenti dei tuoi obiettivi di business.

Inoltre, diffida di chi ti promette risultati veloci e in tempi brevi: i motori di ricerca si fanno sempre più furbi e raggirarli diventa sempre più difficile e pericoloso (abbiamo clienti in agenzia che si sono rivolti a noi dopo aver perso da un giorno all’altro il trenta per cento delle visite e dei ricavi perché puniti da Penguin).

Scoraggiato? Neanche per sogno! Come imparerai fra poco, anche se la tua SERP fosse altamente competitiva è sempre possibile trovare il sentiero in grado di portarti visite, opportunità e, se sarai bravo, contratti e moneta sonante.

Devi sapere che nel 2018 la migliore agenzia SEO non è quella che a priori ti garantisce la pole position sui motori di ricerca (magari vendendoti l’attività a pagamento di Google come visibilità organica, o proponendoti trucchetti a rischio di penalizzazione), ma quella che è in grado di garantirti il miglior posizionamento complessivo per le parole chiave utili (ti spiegherò fra poco quello che intendo usando tale aggettivo) correlate al tuo business, compatibilmente con il tuo investimento e la forza dei tuoi competitor.

Comprendi bene che se sei un agente immobiliare e vuoi posizionarti per la keyword “vendita case”, sarà quasi impossibile trovare spazio sulle SERP in cui i portali dedicati al real estate o i portali generalisti che pubblicizzano anche immobili la fanno da padrone.

Se invece vuoi essere visibile per keyword locali, in grado di portare contatti e vendite (appartamenti a + nome di città), che realmente rappresentano il tuo target potenziale, che non cerca astrattamente un immobile in vendita, ma cerca una casa in vendita nella tua zona, puoi competere con i portali generalisti e in qualche caso, puoi anche batterli ad esempio sfruttando le mappe, le immagini, i video.

Sì perché, e questo è un altro segreto di Pulcinella, da oltre un decennio, la SERP non è composta più dai dieci celeberrimi link blu con cui Google ha sbaragliato il mercato, e, con l’ingresso della Universal Search, hai molte più opportunità per sfruttare spazi e contenuti in grado di darti la visibilità utile che stai cercando.

“Come faccio a battere i colossi ?”

Devi sfruttare una strategia long tail di occupazione delle SERP

Sto parlando del concetto di coda lunga, teorizzato oltre due lustri fa da Chris Anderson: da quando il libro “The long tail” ha visto la luce, il concetto di mercato di massa online non è stato più lo stesso.

L’assunto alla base della teoria è semplicissimo: nell’economia off line, in cui spazio, tempo e costi di spostamento costituiscono dei limiti fisici dati, chi ha risorse limitate (le librerie, le edicole, i negozi) deve fare necessariamente delle scelte legate all’opportunità e concentrarsi a vendere i best seller, che generano la quasi totalità del fatturato.

Nell’iperspazio dei bit invece, grazie alle nuove tecnologie, alle nuove tecniche d’immagazzinamento e di diffusione dei dati (e ai costi di banda decrescenti), essendo disponibile tutto e per tutti illimitatamente, non sono più i best seller a generare la maggior parte del fatturato, ma è la somma degli acquisti di nicchia, o long tail (cioè quei segmenti che nel passato venivano trascurati perché insignificanti e poco redditizi) a costituire la vera miniera d’oro per le aziende.

Amazon, Netflix, Udemy e centinaia di altre realtà prosperano sfruttando le caratteristiche di un tale modello di mercato. Lo stesso concetto può essere applicato a tutto il web marketing in generale e alla SEO in particolare.

Infatti, occupare le nicchie in SERP è:

  • più economico in termini di tempo e di risorse;
  • più facile perché c’è meno concorrenza;
  • porta migliori frutti in termini di visite e contratti.

I primi due punti sono facilmente comprensibili: minor concorrenza = maggiori opportunità.

Sul terzo invece mi soffermo poiché si tratta di una tematica che completa il discorso iniziato quando ho parlato dell’intento di ricerca.

Molti clienti, come detto, ci chiedono di “comparire in prima pagina” per la parola chiave che (erroneamente?) ritengono “best seller” per la loro attività: (hotel Roma, auto usata, corso d’inglese e così via).

Probabilmente, chi manifesta una simile richiesta, non ha svolto correttamente l’analisi preliminare dei propri obiettivi di business.

Infatti chi cerca un “hotel a Roma” o un generico corso d’inglese, sicuramente è in fase esplorativa, si sta informando, ma ancora non manifesta una concreta intenzione d’acquisto.

Un utente che invece cerchi “hotel 3 stelle zona centro” o “vicino a + nome di un monumento o punto di interesse”, probabilmente si trova col portafoglio in mano e sta cercando effettivamente quello che vorreste offrirgli, ovvero una stanza.

Lo stesso discorso vale per un corso di lingue: il cliente potenziale di una scuola non cercherà su Google un generico corso d’inglese, ma un corso d’inglese a Siena, Roma o dovunque abiti, se intende seguire le lezioni dal vivo, oppure un corso d’inglese online o a distanza, se intende utilizzare tale modalità di erogazione.

La teoria della long tail in parole semplici, non suggerisce di trascurare la keyword principale (best seller), ma di concentrarsi principalmente su quelle keyword secondarie che opportunamente “presidiate” portano maggior traffico utile, in minor tempo e con minore sforzo.

Una simile strategia, che io chiamo di “occupazione delle SERP” se ben applicata, può essere molto proficua in qualsiasi settore merceologico: la lezione più importante che abbiamo imparato dalla frequentazione abituale delle pagine di risposte di Google è che le keyword secche, per aziende che non sono brand famosi, generano pochissimo traffico utile.

Ciò accade perché le persone cercano sempre più spesso usando query con tre, quattro, cinque o più termini di ricerca: vogliono, cioè, informazioni precise. Un potenziale cliente non acquista un’auto usata, ma uno specifico modello, di una determinata marca, di un determinato anno e magari vuole comprarla in una determinata regione geografica.

La ricerca vocale amplierà notevolmente tale tendenza poiché, quando si cerca dallo smartphone o dall’auto connessa, con linguaggio naturale, normalmente non si usano parole chiave “secche” ma vere e proprie frasi.

Compreso il concetto…

Quesito: “Come fai a intercettare il traffico delle keyword long tail?”

Soluzione: SEO tecnica più strategia.

Devi sicuramente conoscere gli strumenti che ti consentiranno di capire quali siano le keyword ad alto valore aggiunto per il tuo business: ma ciò che conta veramente è il pensiero strategico.

Occupa tutte le nicchie: se davvero vuoi diventare il leader in SERP del tuo settore, devi cercare di conquistare ogni mare, ogni fiume, ogni stagno, ogni rivolo del tuo mercato (possibilmente prima che lo facciano gli altri).

Un bravo SEO ti insegnerà ad aggredire il tuo mercato e ti spiegherà come impostare il tuo sito, il tuo blog, il tuo e-commerce e la tua strategia di Content Marketing dopo aver esaminato i tuoi obiettivi di business, la tua concorrenza ed aver discusso con te il budget e/o le risorse che intendi destinare al tuo progetto.

Come fare per diventare primi su Google?

Ora che hai capito che non sei l’unico a voler comparire above the fold (ovvero in una posizione che ti garantisca la massima visibilità) tramite una buona attività di posizionamento nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, per poter riuscire devi avere:

  • un sito tecnicamente perfetto e SEO friendly;
  • dei contenuti “pertinenti e rilevanti” rispetto alla keyword per cui vuoi apparire in prima pagina;
  • dei link in ingresso che puntino al tuo sito (link building o meglio link earning);
  • un sistema di monitoraggio dei risultati raggiunti e della concorrenza ed un processo di revisione e miglioramento continuo.

Un sito tecnicamente perfetto e SEO friendly

La sola conoscenza ed applicazione della tecnica agli albori del web era sufficiente per garantirsi la pole position: oggi ahimè (o per fortuna) non è più così.

Avere un sito perfettamente ottimizzato, è condizione necessaria ma non sufficiente per vincere sui search engine.

Poiché il motore di ricerca californiano si è evoluto dalla fine degli anni 90, non basta più assicurarsi in modo lecito (o illecito con le tecniche black hat SEO che vengono smascherate e perseguite sempre più spesso) che il sito appaia agli occhi di Google ben fatto, ma sicuramente le regole della search engine optimization costituiscono la grammatica della visibilità: non è possibile senza applicarle posizionarsi.

Elementi della SEO tecnica on site ed on page

In un post approfondire nel dettaglio è un compito irrealizzabile: per renderti il quadro più chiaro ti elenco in modo sommario alcuni elementi imprescindibili di cui devi preoccuparti per ottenere il primato:

  • la struttura del tuo website (classificazioni, tassonomie, distribuzione dei contenuti, devono essere perfetti ed orientati ad intercettare le keyword utili) deve essere SEO oriented;
  • le singole pagine del tuo sito devono essere progettate per essere “digerite” dai motori di ricerca;
  • I title devono essere SEO Friendly e contenere le giuste Keyword;
  • le description (o meta description) devono essere accattivanti ed invogliare al click (il click through rate è un segnale di cui Big G tiene sempre più conto nei suoi sistemi di ranking);
  • Il copy dei testi deve favorire la leggibilità per l’utente e deve essere suddiviso con gli opportuni header (H1, H2, H3 e così via fino all’H6);
  • le url devono essere SEO oriented;
  • Le immagini devono essere opportunamente rinominate e con i giusti ALT;
  • deve essere presente una sitemap XML;
  • devi poi assicurarti che il tuo sito sia aperto agli spider ed ai robot di Google ( e correttamente indicizzato, che non equivale a posizionato) , che non ci siano problemi di duplicazione di contenuti, che la struttura di link interni funzioni , e chi più ne ha più ne metta;
  • poiché siamo nell’epoca del mobile first ed in molti settori oltre il 50% del traffico proviene da cellulari, devi quantomeno assicurati che il tuo sito sia responsive, si adatti cioè agli schermi (soluzione che Google predilige almeno a parole) o devi avere una versione mobile del tuo sito stesso (questi consigli sono utili soprattutto per assicurare al tuo potenziale cliente la migliore user experience);
  • secondo le ultime ricerche di Google, il tempo medio di caricamento di una pagina web da un device mobile (smartphone, tablet) è di 22 secondi. I dati della ricerca dicono anche che il 53% degli utenti mobile abbandonano tutti quei siti che impiegano più di 3 secondi per caricarsi. Questi dati ci ricordano ancora una volta quanto siano importanti le performance di un sito web: le pagine devono caricare il più velocemente possibile.

Contenuti “pertinenti e rilevanti” rispetto alla keyword per cui vuoi apparire in prima pagina

Dietro ogni query, ovvero ogni domanda inserita nel box rettangolare dei motori, c’è un utente che deve rispondere ad un’esigenza e cioè c’è un intento di ricerca (search intent) esplicito o nascosto.

Fornire il contenuto idoneo (foto, video, PDF, infografica, post testuale) più rilevante (rilevanza, a seconda dei casi può significare: maggior numero di offerte, migliori prezzi, migliori foto, migliori video, post in depth scritto seguendo le regole della SEO copywriting in grado di dare la risposta più esaustiva all’utente, costituisce l’unico “segreto” in grado di aprire la strada verso il primato su Google.

La rilevanza è un concetto relativo: per vincere devi fornire la migliore risposta al search intent della keyword.

Per capire quale sia la strada per la pertinenza e rilevanza e la difficoltà nel raggiungere gli obiettivi che ti prefiggi, devi essere un assiduo frequentatore delle SERP ed un “esegeta” delle stesse o rivolgerti a chi abbia tali competenze.

I link in ingresso che puntano al tuo sito

Tutto quello che abbiamo descritto sin qui ha a che fare con la SEO on page e on site, ovvero ciò che possiamo fare direttamente sul nostro sito e che è nelle nostre possibilità di SEO specialist.

Esiste tuttavia una parte del lavoro che si può fare “fuori dal sito” (ecco perché off page) e che consiste in buona sostanza nel creare quella “popolarità” che tanto piace a Google.

La popolarità si può realizzare con i cosiddetti backlink, cioè link in ingresso verso il nostro sito meritati grazie alla qualità dei contenuti che pubblichiamo (almeno questo è quello che dovrebbe accadere).

Più contenuti di qualità pubblichiamo, più aumentano le possibilità di ricevere link in ingresso da siti che sono in tema col nostro.

La link building cioè l’arte di costruire una rete di link in ingresso, è importantissima ai fini SEO perché ogni link viene interpretato da Google come un punteggio di qualità che non fa altro che aumentare il ranking del nostro website e quindi la sua visibilità nei risultati del motore di ricerca.

Tutto gira attorno al concetto di link juice: una specie di flusso di valore che viene passato da un sito all’altro attraverso i link.

Il link è tanto più importante e utile quanto più il sito linkante è in tema col nostro e ha una grande rilevanza agli occhi di Google.

Consigli utili per una white hat link building (ovvero di un’attività lecita):

  • cerca di ricevere link da pagine attinenti all’argomento di cui ti occupi o da siti in tema con il tuo topic;
  • evita di comprare link, partecipare ad attività sospette come scambio di link e altre tecniche di manipolazione: Big G sta diventando particolarmente attento a questo tipo di attività considerate black hat;
  • stai attento ai competitor che cercano di infettare il tuo sito con tonnellate di link in ingresso nocivi (c.d. negative SEO) per farti cadere nelle trappole di Penguin.

Per approfondire: neilpatel.com/blog/everything-you-need-to-know-about-off-page-seo

Un sistema di monitoraggio dei risultati raggiunti e della concorrenza ed un processo di revisione e miglioramento continuo

Questo lavoro di precisione e di olio di gomito è quello che fa la differenza nel raggiungimento degli obiettivi.

Non basta impostare la strategia, lavorare on page ed off page e sperare che tutto vada bene: le ipotesi vanno testate ed i concorrenti e le evoluzioni di Google vanno monitorate e soprattutto si deve tornare a modificare, rivedere ampliare o tagliare il lavoro che è stato fatto.

Oggi esistono tanti ottimi strumenti di monitoring: Semrush, Seozoom, Spyfu e chissà quanti altri. Ma avere un report di keyword da solo non ti porterà niente se poi non ti impegni attivamente in un processo di miglioramento continuo.

Se non hai costanza, le prime posizioni sui ranking resteranno solo un Eldorado immaginario.

Basta primeggiare sulle SERP per fare business?

Visto che hai avuto il fegato di arrivare fin qui (complimenti eroe, ci tieni davvero al tuo futuro) ti svelerò l’ultimo segreto di questo post:

NON BASTA ESSERE PRIMO SU GOOGLE PER GUADAGNARE ED ASSICURARSI UN FUTURO.

I search engine costituiscono un portone d’accesso enorme e la migliore miniera d’oro potenziale per il tuo business, ma per guadagnare la grana non basta che i visitatori entrino: devi dargli dei buoni motivi per restare, tornare sempre più spesso, acquistare, parlare bene di te.

Come fare?

Dipende molto da te, dalla tua filosofia, dalla qualità del tuo prodotto o servizio e dalle tecniche di inbound marketing che utilizzi, ma questa è tutta un’altra storia…