sopravvivere google facebookLa SEO, Google e Facebook sono vivi e vegeti e godono di ottima salute e questo è un bene per le migliaia di piccole e medie imprese e di professionisti che, grazie alle opportunità offerte dal web, riescono a restare a galla, a macinare profitti, creare lavoro e garantirsi un futuro (specie in Italia in cui tante altre strade aperte non ne vedo!)

Non abbeverarti da una sola fonte

Ciò premesso, a scanso di equivoci, la mia riflessione parte da un’esigenza concreta e reale: poiché in qualche modo la visibilità e il traffico generato dal posizionamento raggiunto su Google (che in Italia ed in Europa possiede il 90% del mercato della search), che (almeno per esperienza personale) porta più visite e conversioni rispetto a qualsiasi altro canale, è una fonte di reddito vitale nella mia attività, mi pongo il problema delle conseguenze legate alla dipendenza da un unico “fornitore” e mi chiedo: “se le cose dovessero cambiare che fine farei”? (Se fai il consulente fatti la stessa domanda pensando alle aziende che segui: se i tuoi clienti falliscono o subiscono tracolli, anche tu non te la passerai molto bene!). Dirai: ”nel lungo periodo siamo tutti morti”.

exit strategy

Concordo: di utopie e false supposizioni son piene le fosse, ma se mi segui nel ragionamento, ti accorgerai che se ti abbeveri da una sola fonte, se questa si esaurisce si inquina, o l’acqua cambia percorso (magari perché a monte costruiscono una diga), senza un piano B potresti correre il rischio di morire di sete!

Se può sembrare un concetto astratto, ti faccio un esempio reale. Un’azienda, che ha come modello di business prevalente i ricavi provenienti da Adsense, da un giorno all’altro ha visto crollare il traffico sul suo sito del 30% a causa di aggiornamenti nell’algoritmo di Google (e se in passato hai usato trucchetti può succedere di peggio…). Lasciamo stare per un attimo la motivazione tecnica di una simile Caporetto e fermiamoci all’effetto: l’entità del danno potrebbe causare non pochi problemi nel migliore dei casi.

Diversifica

Il discorso che sto per fare riferendomi a Google, si può estendere a qualsiasi tipo di “dipendenza” da un singolo canale (online ed offline). Pensa a Facebook: chi aveva costruito il proprio traffico esclusivamente sui like e sui fan faticosamente guadagnati sulla piattaforma del gigante social (che “è gratis e lo resterà per sempre”), da Dicembre, credo, che non se la passi granché bene.

diversificare

Dopo tale premessa ti propongo una serie di riflessioni personali “intorno ai massimi sistemi” che possono essere utili a evitare la catastrofe nel caso in cui arrivasse il cigno nero (ovvero un evento che si pensa impossibile solo perché non è stato mai visto prima: se vuoi approfondire il tema) e comunque possono aiutare a sfruttare meglio le opportunità che si nascondono nei rivoli del web.

Ricorda: Google, Facebook, Twitter & Co. sono aziende!

Premesso che Google (come gli altri giganti della web economy), non è il male o il bene, ma un’azienda con una visione chiara che si preoccupa dei suoi (legittimi) interessi e che porta avanti un progetto lungimirante per il suo futuro e, accantonate per un momento le (legittime) istanze inerenti a privacy, dati sensibili ed eventuali abusi di posizione dominante, concentriamoci sullo stato dell’arte in tema di search.

Ecco i motivi per cui non dovresti dipendere solo da Big G

#1 Google rilascia circa 500 aggiornamenti ogni anno (che bello, oltre uno al giorno compresi i Sabati e le Domeniche): sei sicuro di poter mantenere ed incrementare sempre il livello di traffico attuale e che qualche involontario incrocio algoritmico non possa affondarti?

#2 Google è un’azienda che vuole fare profitti e decide autonomamente cosa mostrare, come e quali pratiche incentivare o punire: le variazioni di umore sul guest posting e la link building, il modo di mostrare i risultati nelle SERP, la mutabilità dei rich snippet, l’apparizione e sparizione di fotine ti suggeriscono qualcosa? (Ah, a proposito, l’autorship anche senza foto “serve” lo stesso!)

prodotti google

Mantenendo lo stesso posizionamento attuale potresti perdere molta visibilità, traffico, contratti e contatti solo se Google decidesse di dare priorità a qualche feature o a qualche altro risultato sponsorizzato. Pensa, ad esempio, a come le SERP (le pagine dei risultati di ricerca) delle attività locali siano state stravolte dall’avvento di Google Maps, place, local o come diavolo si chiama.

#3 Se non stessi simpatico a Google? Se big G volesse entrare nel tuo pollaio, o nella tua nicchia? Non te lo auguro ma è accaduto e accadrà ancora. (Vico insegna!)

#4 Se Google perdesse il monopolio della Search? Si tratta di un’ipotesi altamente improbabile ma è già successo in passato in altri settori e può ripetersi oltre che per motivazioni di tipo tecnico (disruptive technologies) anche per imposizioni legislative di autorità antitrust (per vedere cos’è successo in America con i colossi del 20° secolo ti invito a leggere The master switch).

La Search è un abito su misura. Non te ne sei accorto?

Inoltre ti ricordo, a prescindere dalle considerazioni suesposte e qualora ti fossi distratto, che non esiste la pagina delle risposte, la SERP pura (come entità metafisica immutabile), ma da tempo esistono i risultati di ricerca personalizzati, anzi privati. Per cui la prima posizione sulle SERP, garantita da molti santoni, magari in 20 giorni, è un’utopia. Infatti i risultati di ricerca stanno trasformandosi sempre più in un vestito sartoriale e, semplificando molto, vengono :

  • personalizzati in base al luogo in cui digiti la query
  • personalizzati in base alle abitudini precedenti e allo storico delle ricerche
  • personalizzati in base al social circle di chi cerca (pensa al modo in cui se sei loggato su G+ visualizzi la SERP: potresti non essere posizionato per nessuna keyword ma se fossi accerchiato da tutti gli appartenenti alla tua nicchia, con qualche accorgimento, potresti avere tutta le visibilità di cui ha bisogno)
  • varie ed eventuali…

Sei pronto al domani?

Per portare altra acqua al mio mulino (o forse al tuo) ti invito a riflettere sulle nuove modalità di interrogare il gigante di Mountain View che, in qualche caso, si stanno appena affacciando sulla scena ed in qualche altro sono già prevalenti (mainstream): la ricerca fatta con la voce su Apple o su Android, presenta caratteristiche completamente diverse rispetto alla ricerca a cui ci eravamo abituati sul caro e vecchio (si fa per dire) desktop, anche se le keyword saranno importanti ancora per molto.

domani

La ricerca su mobile rivela abitudini insolite rispetto ai trend consolidati (al convegno GT 2013 Zanzottera ha stupito la platea fornendo dati assolutamente in controtendenza rispetto alle possibili previsioni sulle query da smartphone). La ricerca predittiva che stravolge il concetto del termine. Pensa a Google Now: l’algoritmo ti fornisce informazioni senza che tu gliele chieda, ma incrociando i dati del tuo biglietto aereo, della tua localizzazione, delle tue abitudini, ti invia suggerimenti proattivi “non richiesti”.

Pensa inoltre a come potrebbe cambiare il flusso di interazioni con i Google Glass e la realtà aumentata, con gli Smartwatch e le varie diavolerie “indossabili”, con l’Internet delle cose e le auto che si guidano da sole. Insomma, grandi novità in arrivo… Non sappiamo cosa ci riservi il futuro ma è certo che i famosi 10 link blu non avranno più la stessa rilevanza che hanno avuto finora.

Conclusioni utili

Dipendere solo da Google non è una scelta lungimirante: se ancora non ne sei convinto, chiediti perché SEO Moz, la bibbia della comunità SEO, abbia fatto un’operazione di rebranding trasformandosi semplicemente Moz e puntando sull’Inbound marketing (di cui la SEO è una colonna fondante).

La SEO pertanto non è morta ma ha subìto un processo di parcellizzazione e iperspecializzazione da un lato, (esiste non più il SEO ma esistono i SEO), e dall’altro tutta la disciplina sta comunque evolvendo verso qualcosa di più organico e ampio (come sostiene l’ottimo Gianluca Fiorelli, bisogna ampliare gli orizzonti verso il marketing e le competenze umanistiche oltre che quelle scientifiche, ricordando sempre che i SEO sono comunque technical marketers).

conoscenza a t

Oggi per poter dare la giusta visibilità alle aziende e garantirsi un futuro bisogna indirizzarsi verso quella che Rand Fiskin chiama la conoscenza T-shaped e sfruttare in maniera intelligente tutte le armi nella faretra del web marketer: contenuto (declinato in tutte le possibili forme compatibili con i mezzi a tua disposizione), SEO, SEM, Social, Blog, mail marketing per utilizzare al meglio tutti i gangli della struttura a nodi della rete e non dipendere da una sola fonte.

→ Uomo avvisato…

Se ti interessa approfondire l’Inbound, ecco dove proseguire con la lettura… 😉