articoli più condivisi sui social network

Vado subito al sodo. Ho deciso di condividere il grafico che vedi qui sopra perché ho appena finito di leggere un post molto interessante dove vengono illustrati i motivi per cui determinati articoli vengono condivisi più di altri. Buzzsumo ha analizzato ben 100 milioni di articoli pubblicati negli ultimi 8 mesi per cercare di capire quali fossero i più condivisi sui principali social network e la ragione che ha spinto le persone a condividerli. Il post di Noah Kagan parla di 10 caratteristiche che rendono determinati articoli più interessanti di altri e quindi meritevoli di condivisione sui social media. Io vorrei però soffermarmi solo sul motivo che a suo dire risulta il più importante.

I contenuti più lunghi sono i più condivisi in assoluto

“Contenuti più lunghi” significa tutto e niente. Infatti sarebbe più esatto dire i contenuti che vanno più in profondità nell’affrontare un argomento. Chiaramente, per sviscerare un tema e per trattarlo in maniera dettagliata occorrono più parole, molte di più rispetto a quelle necessarie in un normale post. Infatti si parla di articoli che usano almeno 2.000 parole. Questo non significa che se io scrivo un post infilandoci 2mila parole, ho la garanzia che questo riceverà migliaia di condivisioni. I così detti in-depth articles che tanto piacciono a Google, sono quelli che affrontano un oggetto con un tale livello di dettaglio e di approfondimento che difficilmente se ne possono trovare di analoghi in giro.

sharing economy

Il grafico all’inizio del post mostra chiaramente che i contenuti con il più alto numero di share (soprattutto su Facebook) sono quelli che hanno un numero di parole valutabile tra le 3.000 e le 10.000, cioè dei veri e propri trattati. Contenuti sempreverdi che, se letti fra 2 anni, sono ancora attuali e hanno ancora un forte potere informativo. Di fatto questi contenuti soddisfano la nostra sete di conoscenza al punto che desideriamo condividerli con colleghi, amici e parenti. Insomma, il ragionamento (inconscio) è più o meno questo: “questo post ha dato una svolta alla mia vita professionale (e non) e credo che potrebbe darla anche a te, quindi perché non suggerirlo a chi mi sta vicino?

Più si sale di quota e meno concorrenza si trova

Il bravissimo Noah ci dice che per preparare un post di migliaia di parole, servono tanto tempo, tante ricerche e molta competenza. Tutte caratteristiche che poche persone hanno. Ecco perché di articoli long-form se ne trovano relativamente pochi online, di conseguenza il livello di concorrenza in questo senso è bassissimo! Viceversa trovare articoli brevi che trattano argomenti simili è più facile ed il rischio di copiare e di perdere originalità e alto. Gli in-depth articles non solo ricevono più condivisioni ma hanno l’indubbio vantaggio di posizionarsi meglio nei risultati organici di Google riscuotendo così i click delle persone che cercano informazioni inerenti l’argomento. Che è come dire: la rilevanza degli articoli long-form è sicuramente più alta rispetto a quella dei contributi “superficiali”, quindi Google li premia assegnandogli un ranking molto elevato. Hai mai scritto articoli in-depth? Che tipo di riscontro hai avuto in termini di condivisioni?