campagna elettoraleDurante le amministrative ed europee 2014 ho avuto modo di lavorare con i creativi e con i programmatori di Argoserv. Fin da subito ci eravamo proposti di mettere in piedi delle campagne elettorali differenti da quelle tradizionali. In effetti ci siamo riusciti nonostante la poca propensione al cambiamento di molti politici italiani.

Ecco alcuni fattori che ci hanno differenziato:

1. Un’agenzia liquida

Il primo fattore che ci ha differenziato rispetto alle campagne elettorali tradizionali è stata la liquidità e la totale assenza di confini regionali. I candidati che ci avevano contattato provenivano da tutte le regioni d’Italia, io ero localizzato tra Roma e Napoli, Argoserv era a Nereto e altri collaboratori freelance erano sparsi in altre città d’Italia.

In pratica era stato messo in piedi un team di esperti provenienti da diverse località che non si sono mai visti in faccia. Per l’intera durata della campagna abbiamo lavorato tramite Skype e Hangout per gestire i lavori. Personalmente non ho avuto proprio modo di incontrare i candidati fisicamente. Nonostante ciò, i risultati sono stati molto positivi perché i 2/3 dei nostri candidati sono stati effettivamente eletti con successo. Alla fine con il team di Argoserv abbiamo festeggiato con champagne e gamberetti attraverso Hangout.

2. L’emergere dei Big data

big dataDurante questa campagna elettorale abbiamo deciso di mettere in pratica una serie di tecniche e conoscenze che vanno dal direct marketing, all’ inbound marketing insieme all’utilizzo dei big data. È stato veramente entusiasmante perché si è trattato della prima elezione in Italia dove tutte le condizioni sembravano mature per fare qualcosa di serio:

 

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  • Il numero di persone che usa Twitter è finalmente accettabile
  • Facebook ha implementato in maniera interessante la sua Facebook ADS
  • Google Adwords ha introdotto il remarketing

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Questi aspetti ci hanno permesso di sperimentare tecniche impensabili fino alle elezioni scorse perché abbiamo potuto integrare i dati che i diversi strumenti ci trasmettevano per incrociarli e targetizzare meglio l’elettorato (ecco cosa abbiamo scoperto).

Questa è una rivoluzione rispetto alle campagne tradizionali fondate sulla cartellonistica tradizionale. Chi ha fatto una campagna elettorale sa perfettamente che il 60% del budget viene speso in volantini e manifesti che nella maggior parte dei casi vengono gettati a terra o coperti dalla squadra di attacchinaggio avversaria.

3. Campagna elettorale sociale

A differenza delle campagne elettorali tradizionali abbiamo dato grande importanza ai social media. Innanzitutto non ci siamo limitati ad aggiornare la bacheca Facebook con comunicati stampa ma abbiamo realizzato materiale originale e coinvolgente fino all’ultimo giorno prima delle votazioni: cartoline colorate, video e infografiche.

Inoltre abbiamo usato i social media per mettere in piedi delle vere e proprie campagne di direct marketing. Queste hanno riscosso un enorme successo proprio perché si trattava di un fenomeno talmente nuovo che nessuno se lo aspettava. Siamo riusciti a catturare anche l’attenzione di importanti esponenti nazionali di partito che hanno risposto alle richieste fatte da piccoli candidati alle amministrative.

4. Solo candidati giovani

candidati giovaniI più reattivi a queste strategie erano principalmente i candidati più giovani dai 28 ai 40 anni. Loro hanno capito molto bene le potenzialità intrinseche dei big data e del direct marketing applicato ai social media.

Abbiamo grandi speranze per il futuro e abbiamo intenzione di mettere in piedi campagne sempre più all’avanguardia per candidati sempre più “smart” ed ambiziosi. Siamo convinti che con il passare del tempo la generazione di politici giovani si confronterà sempre più spesso con i nuovi scenari aperti dai big data.