problemi pubblica amministrazione

Alla luce di quanto detto nel mio ultimo articolo è ovvio porsi la domanda di come fare ad affrontare la realtà esistente. Per farlo è bene tener presenti le seguenti considerazioni.

1. Problemi esterni alla singola PA

Aggiornamento della normativa
Una delle difficoltà ad operare nel campo della comunicazione deriva anche dal fatto che la legge 150, secondo alcuni esperti del settore, è “vecchia” e va rivista; infatti quest’ultima non include (o include in modo insufficiente) i nuovi tipi di comunicazione derivanti dalle nuove tecnologie come la comunicazione digitale e i social network.
Certamente è vero, sempre più vero, ma il problema principale rimane sempre lo stesso: instaurare una relazione duratura, a due vie e di valore, con gli stakeholder. Cosa non facile, perché, purtroppo, si è persa la relazione diretta col cittadino, principale stakeholder del Comune.

Possibilità di contestualizzare la normativa.
Inoltre è utile fare un’altra osservazione di carattere generale: sarebbe opportuno che le leggi sulla comunicazione (direttiva del 2002 e L. 150/2000) siano interpretate a seconda dei contesti, perché la strategia amministrativa in generale, in particolare quella di comunicazione, la deve fare l’Ente locale e non lo Stato. Dovrebbe quindi essere data più autonomia ai comuni, perché loro vivono nel contesto e sanno quali sono le sue priorità.

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Soprattutto considerando che da parte del legislatore (vedi la finanziaria del 2010) manca una vera cultura della comunicazione; infatti viene vista come uno spreco e viene equiparata ai convegni e alle mostre.

2. Problemi interni

Formazione
Anzitutto è indispensabile formare i dipendenti e lo si può fare mediante agenzie di comunicazione esterna o di relazioni pubbliche, perché solo così potranno avere gli strumenti giusti per operare bene. Queste agenzie di comunicazione devono servire da “allenatore” nei confronti della Pubblica Amministrazione, veicolando a quest’ultima le conoscenze e competenze necessarie per poter affrontare al meglio le problematiche di comunicazione e trasmettere così una adeguata cultura ai pubblici interni (è il cosiddetto ruolo riflettivo delle relazioni pubbliche).

Organizzazione interna
Vi è poi da affrontare il problema di tipo organizzativo; una possibile soluzione potrebbe essere quella di creare, all’interno del Comune, un regolamento che stabilisca le modalità di organizzazione e comunicazione.

Un regolamento che deve essere visto come un sistema di autoregolamentazione del Comune; il Comune deve sapere quali sono le sue priorità. Pertanto, in base a queste, deve definire le modalità del servizio e chiarire finalmente che cosa è la comunicazione e cosa è l’informazione.

Disponibilità al cambiamento
Tutta la PA deve avviarsi verso un cambiamento sia organizzativo che culturale.

La pianificazione degli uffici e dei servizi deve essere orientata alle funzioni e ai servizi erogati. I ruoli e le qualifiche devono essere più flessibili e trasferibili, in modo tale da essere in grado di rispondere con velocità alle richieste dei cittadini e degli altri stakeholder.

Se non si riuscirà a dar vita a questo cambiamento, anche l’inserimento di professionisti preparati non consentirà di modificare realmente il sistema della comunicazione pubblica.

La comunicazione rimarrà bloccata nella rigida struttura della Pubblica Amministrazione che impedirà la realizzazione di efficaci performances e, quindi, il raggiungimento degli obiettivi.

CONCLUSIONE
Per concludere, è quindi vitale razionalizzare la spesa pubblica, dedicando anche il giusto spazio per la comunicazione, rendere efficiente, ma non invasivo, il controllo del potere legislativo su di essa ed applicare la logica del management alle Pubbliche Amministrazioni, come è stato fatto, l’ho ricordato più sopra, negli Stati Uniti all’inizio del Novecento.

Forse adesso è arrivata l’ora anche per Italia: la logica del management e la diffusione di una cultura della comunicazione saranno le chiavi per rendere la Pubblica Amministrazione più attenta alle relazioni e quindi più efficiente, efficace e socialmente responsabile.

“Il mercato è un vero mercato quando non produce solo ricchezza ma soddisfa attese e valori etici”. (Amartya Kumar Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998).