faccineLe emozioni contano. L’hanno capito anche al Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo, che ha dedicato l’edizione 2013 proprio all’Amare.

In uno degli appuntamenti della kermesse, il professore Roberto Esposito, docente di Filosofia teoretica all’Istituto di Scienze Umane di Napoli ha tenuto una lectio magistralis intitolata “Il ritorno delle emozioni”. Già, a volte ritornano. In realtà ci sono sempre state, ma “digitalmente” parlando, delle emozioni ce ne siamo accorti tardi.

Per dirla col professore Esposito, “Stiamo assistendo ad un fenomeno di oscillamento emotivo”. Tutto a sinistra abbiamo l’apatia, impassibilità, la freddezza emotiva di fronte a notizie di cronaca nera e tutto a destra abbiamo l’emotività, la passione, il calore emotivo che suscitano notizie apparentemente “fredde”, quando si apprende di un default economico di uno stato.

La spiegazione di questo paradossale atteggiamento, che ci rende quasi indifferenti nei confronti dell’ennesimo caso di pedofilia, ma preoccupati rispetto a un aumento dello spread, sta, secondo Esposito, proprio nel bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti, soprattutto quando a esserci continuamente propinati sono i casi di cronaca nera particolarmente efferati. Siamo semplicemente assuefatti dalle notizie emotivamente negative, che riguardano le tematiche prettamente sociali.

È proprio sui social media e sui social network però che questa provocazione filosofica sembra perdere di valore. Tutto ciò che di emotivo sta sul digitale, oltre ad essere misurabile può diventare addirittura “redditizio”.

 

1. Perché le emozioni sono così importanti? Chi si occupa di pubblicità, lo sa

umoreCaptare le emozioni dell’audience e catalogarle è essenziale soprattutto quando si entra nel merito della contextual advertising, la pubblicità mirata contestuale, che associa il contenuto ad una campagna pubblicitaria. Content is (still) the King e regna sovrano nell’editoria on-line. Non è un caso che da qualche tempo, Il Corriere della Sera, in qualità di publisher, che mette a disposizione i propri contenuti ai diversi advertiser, abbia attivato una funzione che permette all’utente, una volta registratosi, di indicare la propria reazione emotiva a seguito della notizia che ha appena letto.

DOPO AVER LETTO QUESTO ARTICOLO MI SENTO: “indignato”, “triste”, “preoccupato”, “soddisfatto”, “divertito”. Così recita infatti il messaggio che ci invita a esprimere una nostra opinione. Probabilmente al Corriere della Sera interessa tracciare un profilo psicologico della propria audience per ottimizzare la contestualizzare delle campagne pubblicitarie.

 

2. Che cosa c’entrano le emozioni con la pubblicità contestuale?

Nel caso di una testata giornalistica autorevole valorizzare i propri contenuti dal punto di vista del profilo dell’audience sicuramente significa garantire agli inserzionisti “spazi” che, se analizzati, diventano rilevanti qualitativamente per le campagne pubblicitarie.

Tracciare le emozioni sul web per fini commerciali è un mezzo per poter sapere a priori dove piazzare il proprio marchio. Se pensiamo al territorio digitale come ad una giungla incontrollata in cui gli utenti stessi sono i primi promotori o detrattori di un brand, possiamo filtrare i contenuti e indirizzare il nostro banner su quelli che meglio si associano al nostro messaggio pubblicitario.

Pensiamo ad alcuni fra gli earned media più noti come le community nate spontaneamente, ai blog, alle pagine Facebook. Ecco che a maggior ragione proprio in questi luoghi, posizionare strategicamente la propria campagna pubblicitaria, secondo parametri emotivi, significa contestualizzarla non solo dal punto di vista tematico, ma anche emozionale.

In breve chi si occupa di online adversting non può più prescindere dalle emozioni, ma dovrebbe:

  • assicurarsi che il marchio non venga associato a contenuti lesivi alla reputazione del brand (brand safety)
  • preoccuparsi di associare i contenuti più pertinenti, rispetto al messaggio della campagna pubblicitaria (contextual advertising)
  • segmentare la propria audience (audience profiling)
  • mirare esattamente a quel segmento attraverso l’erogazione di campagne pubblicitarie ad hoc (targeted advertising)

 

3. Parola d’ordine: engagement

engageCoinvolgere emotivamente il proprio pubblico facendo leva su quelle che sono le emozioni, significa per un brand dimostrare empatia, avvicinarsi agli utenti e mettersi sul loro stesso piano. Si sa, spesso i comportamenti d’acquisto sono proprio dettati inconsciamente dagli impulsi emotivi.

Posizionare un banner di una vacanza in Grecia, in real-time, proprio quando l’utente ha chiaramente manifestato emozioni positive, rispetto ad un momento meno felice, potrebbe determinare quella scelta d’acquisto. 😉