GooglePlus: si accettano soltanto contenuti di qualità

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Stai assistendo da un po’ di tempo ormai all’exploit di GooglePlus e, come per tutti i social che lo hanno preceduto, sei alla costante ricerca delle ultime informazioni valide, delle analisi scientifiche più recenti, dei trend che forse popoleranno il web nei prossimi mesi. Ma… chi ti assicura che tutto ciò funzionerà e avrà dei risvolti positivi? Te lo chiedo per un semplice motivo: come sai, GooglePlus non è come gli altri social. Per quale motivo dovrebbero essere valide e dare risultati delle regole non (del tutto) applicabili ad un social layer?

Io da tempo mi chiedo come mai per poter pubblicare contenuti come pagina personale non esiste altro che DoShare, uno schedulatore (estensione di Chrome – guarda caso!) che funziona solo se il browser è attivo. Secondo te perché?

Mentre tu ci pensi su, io ti dico la mia: G+ si basa sulla presenza, sull’estemporaneità, sull’immediatezza, sull’esserci e non sullo starci. G+ è un impegno quotidiano che mostra risultati tangibili solo se meritati.

Meritati con la qualità dei contenuti, delle condivisioni, delle conversazioni, dei commenti, dei contenuti vissuti in prima persona. E siccome non saprai mai da dove potranno arrivare i tuoi accerchiatori, devi solo assicurarti di essere presente più che puoi e al meglio che riesci.

E così, seguendo questa semplice regola, i primi giorni li ho trascorsi online 24H, presa a condividere, cercare, studiare, leggere, commentare. Ma così facendo non rimaneva molto tempo per tutto il resto.

Poi ho notato che un contenuto veniva trovato, commentato e condiviso anche a giorni di distanza: in quel momento ho avuto la certezza della differenza abissale con i social standard. I contenuti su GooglePlus hanno vita lunga, un po’ come succede su Pinterest: tu condividi qualcosa e poi grazie agli hashtag giusti, alle keyword scelte e alla cara vecchia Fortuna risulta essere visibile anche dopo giorni. A differenza di quanto succede su Twitter, dove la durata media di un tweet è di 5 minuti, e su Facebook, in cui la visibilità al massimo raggiunge le 24 ore.

Alcuni (tra gli indecisi e gli scettici) dicono che, a parte i quintali di articoli dei freelance (vari ed eventuali) dedicati al mondo dei social, corsi a pagamento di web agency, non si trovano altro che #selfie e gattini… in italiano. Ma se guardiamo all’utilizzo made in USA, cambia qualcosa? Se provi a dare un’occhiata in giro, trovi gente e Brand di prestigio che pubblicano diverse volte al giorno e lo fanno alternando informazioni tecniche e professionali, a contenuti basati sulla vita personale e quotidiana.

Insomma nulla di nuovo sotto il sole. Sembrerebbe. E invece, sai cosa cambia? L’approccio. Mentale.

L’utente medio italiano è ancora convinto che GooglePlus sia uno dei tanti canali social e proprio a causa di questa convinzione non riesce a raccapezzarsi e a trovare un motivo valido per impiegare il proprio tempo sulla neonata piattaforma. Il professionista medio italiano è pronto a difendere a spada tratta la sua professionalità, le conoscenze frutto di anni di studio e le esperienze lavorative che lo hanno condotto fin qui. Il Brand medio italiano sta a malapena a galla, sfruttando i numerosi fan che si sono travestiti da follower.

Ti ricordi ai tempi della scuola, quando nei periodi di autogestione si organizzavano i gruppi di studio delle varie materie? Non esistevano professori. Ognuno metteva a disposizione del gruppo le proprie conoscenze in un argomento specifico: le disequazioni di secondo grado, le versioni di latino di Cicerone, Jane Austen nella letteratura inglese e così via.

Ognuno metteva il suo sapere specifico a disposizione della comunità. Ognuno si arricchiva proprio grazie alla comunità, alle interazioni spontanee, all’assenza di ruoli di serie A e B. Gelosie e desideri di vendetta in quei giorni erano ridotti allo zero assoluto. Tutti tornavano a casa con la consapevolezza di potercela fare e la voglia di migliorarsi.

Ecco, per come la vedo io, GooglePlus funziona esattamente allo stesso modo. Il suo vero segno di distinzione è l’approccio mentale degli utenti: meno egoismo ed egocentrismo, più collaborazione e cooperazione, approccio più comunitario che d’élite.

Ti convince la mia teoria? Dove secondo te fa acqua? Se ti va, dimmelo nei commenti, ma prima non dimenticare: Have Fun & Share It [USA docet] 😉

PS → leggi gli altri post su come funziona Google Plus… 😉