Marketing ElettoraleTorno sull’argomento del post dedicato agli strumenti di marketing politico ed elettorale nell’era della politica 2.0, su suggerimento di un caro amico che, pur avendo apprezzato il mio intervento, mi invita a riflettere sui rischi connessi alla caccia della “web popularity” in ambito politico, citando l’articolo di Thomas Friedman ”The Rise of Popularism”.

Colgo l’occasione per sottolineare che le opinioni dell’editorialista guru del New York Times mi trovano pienamente d’accordo. Infatti se la Politica 2.0 viene intesa meramente come ricerca del consenso sui social media, come una gara ad ottenere like, retweet o come una rincorsa al maggior numero di fan sul profilo Facebook, non può costituire un elemento di novità, uno stimolo al rinnovamento e alla gestione responsabile della res publica.

 

Le scelte guidate dai sondaggi e il progetto di nation (re)building

Anzi tale modus agendi non è che la riproposizione in chiave tecnologica di uno degli aspetti più deteriori della politica contemporanea: quello delle scelte guidate dai sondaggi, motivate più dalla ricerca del facile consenso che dalla lungimiranza. La rincorsa al sondaggio (ed alla rielezione) pregiudica le scelte politiche di lungo periodo che possono aiutarci a crescere e a rilanciare il progetto di nation (re)building.

Nel mio intervento propongo un utilizzo della Rete totalmente differente: Internet deve essere uno strumento di apertura, di confronto, di spinta, di controllo, non di caccia ai “like”. I politici devono interagire con il web non per cercare di accaparrarsene le grazie ma per capirne le esigenze e farsi carico della risoluzione di problemi concreti, per spiegare le proprie visioni e convinzioni, per dimostrare di essere in grado di agire alla luce del sole.

Ribadisco, la classe politica è attesa da scelte difficili e impopolari: qualsiasi decisione importante scontenterà una parte dell’elettorato, scuoterà lo status quo e toccherà privilegi incrostati. Sarà dura far cambiare mentalità ad una generazione educata alla gratificazione immediata, non avvezza ai sacrifici ed al pensiero strategico di lungo periodo.

Ma i leader, quelli veri, se non si aggrapperanno ai loro privilegi, se non si nasconderanno, se renderanno trasparente e cristallina la propria condotta, se non si riempiranno le tasche di marmellata e di prebende, sapranno affrontare la piazza virtuale e quella reale e riusciranno a comunicare e far condividere la propria idea di Paese ed il proprio progetto.

 

La Rete come elemento di rottura e di vera interazione bottom-up

Soprattutto pensavo alla Rete come ad un elemento di rottura: la sua struttura senza filtri nell’immediato, può consentire il controllo e l’interazione di tipo bottom up fra cittadini, istituzioni ed amministrazioni pubbliche.

La iniziative sul Web possono contribuire a portare un vento nuovo di moralità e possono essere un potente stimolo alla palingenesi della classe dirigente. Internet potrebbe essere utilizzato come strumento propositivo in grado di pungolare gli amministratori, un mezzo per metterli alla “gogna mediatica” quando non si comportano in maniera retta.

Proprio pochi giorni fa il Direttore del Sole 24 Ore in un interessante articolo ha suggerito un’idea pratica sul come utilizzare la rete e gli altri media per facilitare scelte coraggiose e scoraggiare comportamenti poco virtuosi dei nostri governanti. Tutti i progetti di politica 2.0 più innovativi si orientano verso tale direzione.

 

Le iniziative degne di nota nel nostro Paese e all’estero

Anche nel nostro Paese esistono iniziative lodevoli: proprio in questi giorni ho scoperto www.openpolis.it, un sito che consente di controllare tutti gli amministratori ed i politici italiani. All’estero, soprattutto nei paesi anglosassoni, il processo è andato ancora più avanti.

Un esempio di segnalazione di problemi “social” e di pungolo alle pubbliche amministrazioni e’ Fix Your Street. E le idee e le iniziative si moltiplicano di giorno in giorno. Su tale modello intende collocarsi il software ideato dalla nostra Agenzia: non è un semplice tool di marketing, ideale per la gestione della campagna elettorale, ma un mezzo pensato per i politici “coraggiosi” che intendano farsi carico delle problematiche sollevate dalla Rete e che vogliano interagire con essa.

Uno strumento di scambio, controllo e comunicazione. Spero di essere stato più chiaro. 🙂