Strumenti di Marketing Politico ed ElettoraleL’Italia, come molte democrazie, è spazzata da un’ondata di antipolitica: da tempo chiunque si occupi della gestione della cosa pubblica è visto con sospetto. L’indifferenza, l’apatia nel migliore dei casi ed il disprezzo sono i sentimenti che i governanti ispirano (sia al di qua che al di là dell’oceano).

Il sistema democratico occidentale, faro dello sviluppo mondiale fino ai giorni nostri, pare non reggere il peso delle complessità del XXI secolo e soffre, così come sono in sofferenza i sistemi economici e sociali che ne costituiscono il sostrato materiale: le società sono sempre più polarizzate e nei parlamenti è un’utopia fare scelte super partes, proprio quando ne avremmo maggiore necessità.

In un momento in cui servirebbero leadership lungimiranti e salde, in grado di affrontare le sfide che il Mondo piatto e iperconnesso pone, di ridisegnare l’architettura istituzionale degli stati e di riscrivere regole condivise al passo con i nuovi scenari, assistiamo quotidianamente allo spettacolo indecoroso offerto dalle caste: privilegi inaccettabili, scandali, spartizioni selvagge, comportamenti al limite del codice penale riempiono purtroppo le cronache .

Così parlare di marketing politico, marketing elettorale e strumenti per la gestione della democrazia 2.0 può sembrare fuori luogo in un contesto in cui le menti più fertili della società civile si allontanano sempre più dal teatrino della politica.

 

Il disinteresse non paga

Ma il disinteresse non è una risposta responsabile: anzi è la peggiore delle opzioni possibili.

Ritirarsi nel proprio orticello, lasciar fare ai politici “di professione” i loro giochi, equivale a abbandonare i nostri diritti, a divenire sudditi non cittadini, a lasciare campo libero ad approfittatori, faccendieri e opportunisti che non possono che accompagnarci nel baratro.

Significa affidare il timone della nave nelle mani dell’orchestra festante del Titanic. Il problema è che noi abbiamo disperato bisogno di politica: il bene comune è troppo importante per essere dissipato. Il Titanic non può e non deve affondare.

Se i cittadini onesti e validi si ritirano dall’impegno civile, lasciando la res publica in mano a coloro che fanno dell’intrigo e della spartizione delle poltrone l’unico “valore” da difendere, non renderanno un servigio né a loro né ai loro figli.

Nessuno può immaginare di potersi ritagliare un’oasi felice all’interno di una società divisa, disoccupata, affamata, malgovernata ed insicura.
I problemi da risolvere non si affrontano con l’antipolitica ed il qualunquismo, ma facendo emergere la buona politica, le best practice.

 

Le sfide per il futuro

Pensateci bene: oggi come non mai abbiamo bisogno di grandi statisti per fronteggiare le sfide che ci attendono.

Senza avere la pretesa della completezza nei prossimi anni dovremo:
1) affrontare una recessione che morde;
2) ridare un futuro alle giovani generazioni;
3) pensare un modello di stato sociale in grado di sostenere la popolazione che invecchia;
4) sopportare e ridurre il peso di un debito pubblico di dimensioni enormi;
5) costruire una società meritocratica;
6) ridisegnare un’amministrazione efficiente al servizio della comunità;
7) immaginare modelli di sviluppo di un sistema paese in grado di ritagliarsi uno spazio nuovo nel contesto globalizzato;
8) rivedere un sistema scolastico che non parla il linguaggio dell’economia;
9) riaccendere la voglia di fare impresa;
10) rivedere il sistema fiscale e giudiziario;

Non mi sembrano imprese da poco e scusatemi se tralascio altre questioni fondamentali.

 

Figure e personalità straordinarie

Per tentare di risolvere problemi di tale complessità abbiamo bisogno di figure e personalità straordinarie in grado di resistere alle sirene del populismo e di guidarci.
I politici al timone degli stati nei prossimi decenni dovranno sobbarcarsi responsabilità pesanti: dovranno sfidare l’impopolarità e pensare “non alla prossima elezione ma alla prossima generazione”.

Dovranno spiegare, soprattutto nel nostro nostro paese, che molte consuetudini vanno riviste e che tutti dovranno rinunciare a qualcosa. Avranno il non facile compito di far digerire ai cittadini che i diritti che si pensavano acquisiti possono rivelarsi privilegi incompatibili con i nuovi scenari.

Dovranno, dando per primi l’esempio, insegnare che esistono doveri ed oneri.
Dovranno fronteggiare critiche aspre, scioperi e resistenze forti da parte dei poteri incrostati che ci zavorrano.

Chiunque governerà l’Italia dovrà fare un’opera di ricostruzione pari se non più dura di quella che fu fatta nel dopoguerra. Abbiamo bisogno di leader veri o scenari a dir poco angoscianti ci aspettano dietro l’angolo.

 

Siamo in grado di risorgere dalle macerie?

È un’ipotesi realistica? La società che ha partorito l’attuale classe dirigente è in grado di rigenerarsi e dare alla luce tali giganti? Vorrei poter dare una risposta affermativa anche se, guardando l’orizzonte attuale, le prospettive non sono incoraggianti.

Ma se è vero che le crisi nascondono le opportunità quale momento migliore di questo per cambiare? Come fare? Come possono i cittadini pungolare la classe dirigente? Come può la società riformarsi per regalarsi un futuro? L’unica strada percorribile è quella della partecipazione responsabile e della collaborazione nella risoluzione dei problemi.

Il detto “piove governo ladro” non ha mai aiutato e mai aiuterà nessuno. Può apparire un’utopia ma tutti dobbiamo assumerci la responsabilità di esercitare quantomeno un’attività di controllo e stimolo dal basso. Non dico che sia facile ma sicuramente oggi è più semplice rispetto al passato.

 

La Rete ci viene incontro

Ogni persona dotata di un telefonino è un reporter: un occhio, una bocca, un orecchio, un testimone del suo tempo.

Ognuno può far sentire la propria voce, denunciare, fare proposte, controllare. Oggi abbiamo un alleato formidabile: la Rete. Quella Rete che Obama ha compreso ed utilizzato al meglio, quella Rete che ha dato la possibilità ai popoli arabi di liberarsi dalla tirannia per poter quantomeno esprimere il proprio diritto al voto, quella Rete che ha consentito a Grillo di creare un movimento dal nulla e di governare alcuni comuni (sto rilevando solo dei fatti e non sto dando un giudizio di valore sulla bontà dei risultati raggiunti).

Mi piace sottolinearlo: Internet non è una panacea ma una semplice tecnologia. Resta un mezzo e come ogni mezzo è neutro: è l’utilizzo che se ne fa a fare la differenza. La fortuna di Internet è quella di essere uno strumento che, se ben sfruttato, può aiutare a creare una un’arena pubblica, una democrazia compiuta e non una plutocrazia.

Infatti nell’agorà del Web tutti possono ritagliarsi il proprio spazio: per conquistarla non servono soldi, servono proposte e persone coerenti con le proprie idee che non abbiano paura di uscire dalle stanze buie del privilegio per confrontarsi.

Internet, per definizione, se non soggetto a limitazioni da parte degli stati (cosa già successa nei regimi tirannici o totalitari), non utilizza la comunicazione unidirezionale: è uno strumento bidirezionale con cui è possibile interagire.

Tutti possono sbagliare, i politici prima di tutti: siamo umani e le sfide che ci attendono titaniche. Ma il popolo della Rete apprezzerà chi avrà il coraggio di scegliere, confrontarsi, agire alla luce del sole.

 

Un tool al servizio della democrazia

In molti paesi europei sono nati strumenti di politica aperta, iniziative interessanti per favorire il controllo diffuso.

Noi nel nostro piccolo abbiamo ideato un software di marketing politico ed elettorale per supportare i partiti politici, le associazioni ed i singoli che abbiano il coraggio di mettersi in gioco.

Grazie al nostro tool tutti coloro che si interessano di politica potranno affrontare la Rete senza aver bisogno di uffici stampa o agenzie di comunicazione: dialogare, colloquiare, informarsi , monitorare il sentiment dei social network sarà quanto di più semplice.

Si tratta di uno strumento low cost in grado di consentire la gestione di tutto il processo della comunicazione politica. È poco ma è quanto di meglio siamo riusciti a fare.

Buona politica a tutti! 😉

 

P.S.

1) Si sta parlando tanto di eliminare il finanziamento pubblico ai partiti e di ridurre le spese elettorali. Un suggerimento: abolite i passaggi a pagamento alla TV, alla radio e sulla stampa tradizionale, la Rete è gratuita ed offre a tutti lo stesso spazio indipendentemente dalle disponibilità finanziarie. La vera par condicio può esistere solo sul Web.

2) Cambiate questa legge elettorale che non ci consente di scegliere chi dovrà rappresentarci (dov’è finito il principio cardine delle democrazie: no taxation without representation?)

[notice]Vuoi saperne di più su Marketing Politico, Strategie di Comunicazione Elettorale e il ruolo della Rete? Leggi l’intervista a Mirko Pallera di Ninja Marketing.[/notice]